In una seconda dell’istituto alberghiero Vespucci, a Milano, in zona Lambrate, un classico power bank utilizzato comunemente per ricaricare il cellulare quasi sicuramente si è surriscaldato nello zaino di un alunna e pare abbia generato un’esplosione che ha ferito in classe sette degli studenti tra i 15 e i 16 anni e la loro insegnante. In poche righe vediamo che cos’ è un power bank.

Utilizzare smartphone e qualsiasi altro dispositivo mobile fuori casa comporta un problema diffuso: la batteria si scarica. Per ricaricarla in assenza di una presa elettrica, sono stati inventati i power bank, che in poche parole sono delle batterie di riserva in grado di trasferire la loro carica alle batterie integrate di smartphone , tablet ecc.

L’aspetto generalmente è quello di una saponetta sottile, le cui dimensioni possono variare a seconda della quantità di carica che può garantire. Spesso sono presenti dei led che evidenziano lo stato della carica e una presa Usb a cui attaccare il cavo per collegare il power bank al dispositivo che necessita di essere ricaricato.

All’interno del power bank c’è la batteria vera e propria, quasi sempre caratterizzata dalla tecnologia agli ioni di litio, come quella utilizzata da gran parte degli smartphone in commercio o dai notebook. Inoltre è presente un circuito stampato (Pcb) che gestisce il passaggio dell’energia dal power bank al dispositivo scarico. Detto ciò la domanda viene spontanea. Un power bank può esplodere?

Talvolta capita. È successo nella scuola di Milano, ma è successo anche in passato a diverse tipologie di prodotti in altre parti del mondo. Uno dei casi più famosi è quello del Galaxy Note 7 di Samsung, smartphone top di gamma annunciato ad agosto 2016 e ritirato dal mercato l’ottobre successivo richiamato dall’ azienda proprio perché le batterie al litio (e la loro gestione) presentavano difetti che rischiavano di generare calore eccessivo e possibili incendi.

D’altronde la reazione chimica che si verifica all’interno delle batterie al litio per generare energia, genera automaticamente calore. Se questo calore aumenta in modo incontrollato, a causa di un danno alla batteria o a un circuito di scarsa qualità, per esempio, si può verificare una fuga termica, vale a dire un aumento incontrollato di calore.

In generale però possiamo stare tranquilli perché bisogna dire che questo tipo di incidenti si verifica quando i materiali utilizzati sono scadenti, è mediocre il modo in cui questi vengono assemblati oppure il circuito è di bassa qualità.

Fonte: www.lastampa.it – Pier Luigi Pisa