Questo innovativo citofono è la versione moderna dell’ormai desueto maggiordomo. Riconosce chi suona il campanello di casa, sorveglia gli ingressi, mantiene i contatti con i proprietari segnalando anomalie nell’abitazione, dà istruzioni ai corrieri per il ritiro dei pacchi, tiene alla larga i malintenzionati e dà il benvenuto agli ospiti. Ma come tutti i maggiordomi ha una storia complessa alle sue spalle che mai avremmo potuto immaginare: La battaglia del maggiordomo citofono.

Nella sconfinata e litigiosissima terra dei brevetti, le guerre sono all’ordine del giorno. In palio ci sono fortune milionarie ma spesso gli scontri durano anni. Qualche giorno fa l’azienda torinese Urmet ha vinto un duello legale internazionale contro la Elbex Video Ltd, società giapponese di Tokyo con radici israeliane, per la paternità del citofono intelligente che sembra un maggiordomo elettronico. Accusata di aver «clonato» il progetto, la Urmet ha ottenuto dal tribunale civile di Torino la nullità delle pretese della concorrente giapponese. Il maggiordomo di microchip è frutto dell’inventiva torinese, sfruttando l’unione di tecnologie già esistenti.

«Il nostro sistema – spiega l’ingegner Giorgio Minarelli, della Urmet – è un progetto sofisticato che racchiude più tecnologie: consente di sfruttare la rete Internet e offre innumerevoli vantaggi. Questa battaglia è iniziata in Israele perché là avevamo vinto una commessa in un complesso residenziale. Ci hanno accusati di aver copiato il brevetto».

Il tutto risale al 2010. Là, nella terra d’Israele, il primo round è stato perso dall’azienda torinese: il processo è approdato di fronte alla Corte Suprema. Non è detta l’ultima parola. La prima sezione del tribunale civile ha ribaltato invece le cose, dichiarando la nullità in Italia del brevetto Elbex e l’autenticità del sistema Urmet chiamato Ipervoice, oggi evoluto in Ipercom. La società giapponese aveva intimato alla società di Torino di «distruggere a proprie spese il prodotto e tutti gli altri con caratteristiche simili» in quanto accusava la Urmet di aver contraffatto il prodotto, e ne aveva chiesto il ritiro dal mercato italiano. Inutile dire che i fatturati già rabbrividivano.

Quello dei brevetti è un terreno di scontro tra i più agguerriti: non mancano i colpi bassi. Infatti nel 2018 la Elbex ha allargato il fronte di guerra in Italia, altro mercato allettante per la tipologia di prodotto in quanto qui il citofono fa sì da maggiordomo ma anche da portineria elettronica, connettendosi con altri videocitofoni. Secondo i giudici torinesi il sistema al centro del duello si inserisce in una tendenza tecnologica «mirante ad aprire un impianto video al mondo esterno, sfruttando tecnologie gradualmente disponibili senza tuttavia presentare peculiari soluzioni innovative».

La Urmet è stata assistita dagli avvocati Luigi Saglietti ed Emanuela Bianco, con la collaborazione di Marcel Barberis. « La sentenza, ancora soggetta ad appello, – spiega l’avvocato Saglietti – è importante perché ha ribaltato precedenti decisioni su prodotti sostanzialmente identici. Il brevetto in questione è nullo perché carente di attività inventiva. Abbiamo difeso il Made in Italy».

Torino batte Tokyo nella guerra legale e tecnologica, la società torinese Urmet ha sconfitto i concorrenti.

Fonte: www.lastampa.it