Internet è piena di termini che i ragazzini usano come fossero la loro seconda lingua e invece gli adulti fanno fatica a capire: mini guida al moderno vocabolario dei social, videogiochi e musica.

Se spesso parlando con tuo nipote, tuo fratello minore o tuo figlio capisci poco o niente, non preoccuparti: sei in buona compagnia. Negli ultimi anni, i social network si sono riempiti di termini che le persone over 40 (ma anche molti over 30, diciamolo) fanno fatica a comprendere e che invece giovani e giovanissimi, usano come pane quotidiano. Proviamo a spiegarne qualcuno, anche se si tratta solo di una piccola selezione di parole che compongono un dizionario in continuo aggiornamento.

Droppare

Pubblicare una foto su Instagram, condividerla sui social network. Dall’inglese to drop (far cadere, rilasciare).

La spiegazione è più facile da capire se si pensa al drag and drop che si fa sui computer: si prende un file da una cartella e lo si trascina (drag) dentro a un’altra, dove lo si lascia (drop).

Floppare

Postare su Instagram, Facebook o su TikTok è un post o un video deludente che non raggiunge il pubblico sperato, non raccoglie abbastanza like, commenti e reazioni. Deriva dall’inglese, solo che non è un verbo: flop vuole dire fiasco, fallimento.

Cringe

Aggettivo usato per descrivere le situazioni imbarazzanti che in qualche modo diventano pubbliche-

Un balletto scoordinato, una canzone stonata, una dichiarazione d’amore che sfocia nel ridicolo che di conseguenza diventano una cringiata. In inglese significa imbarazzante, e nello slang della Rete identifica, appunto, proprio questo.

Crush

Persona per cui si provano sentimenti o attrazione fisica. In inglese, crush significa cotta, infatuazione, e crush è appunto il lui o la lei per cui la si prova.

Il termine crush viene proprio sostituito al nome della persona in questione così che non si debba rivelare chi sia e quale sia il suo sesso, dato che in inglese non ci sono indicazioni di genere. Così si può evitare di svelare anche le proprie informazioni.

Bando

Termine che sta a indicare le zone degradate delle città, i quartieri più poveri e malfamati, i ghetti o la banlieue.

Diffuso tantissimo online nell’estate del 2020, grazie all’omonima canzone della giovane rapper spezzina Anna, il termine è la contrazione della parola inglese abandoned.

Pov

Sigla che sta per point-of-view (in italiano, il punto di vista) in cui l’azione si vede dagli occhi di uno o una dei partecipanti.

I primi utilizzi si possono fare risalire ai siti a luci rosse. Da lì, l’uso si è allargato al mondo dei videogiochi e a quello dei social con l’intento di simulare la vita di un’altra persona: in un video Pov di un’insegnante, si vedrà la classe inquadrata dalla cattedra; il Pov di un avvocato sarà dentro all’aula di un tribunale; quello di un taxista riguarda ciò che vede guidando e così via.

Stitch

Cucire due video insieme. Dall’inglese stitch che significa proprio questo.

Rientra fra le funzioni più note di TikTok che permette di stitchare i video di altri creator, cioè di prenderne un pezzetto (non più di 5 secondi) e usarlo come base di partenza di un proprio video.

Trend

Tendenze dei social, le cose che online funzionano meglio.

Il termine nasce in qualche modo dai Trending Topic di Twitter, che indicano appunto le Tendenze divise Paese per Paese.

Fuori (ovunque)

Termine riguardante generalmente la musica, il cinema, i videogiochi e l’arrivo delle novità.

Da almeno un paio d’anni a questa parte, non si dice più che un disco è uscito o uscirà, ma che è fuori. Di solito accompagnato da ovunque, a indicare che l’album, la canzone, il film ecc, è disponibile dappertutto, sia nei negozi sia sulle piattaforme di streaming. È fuori ovunque, insomma. Questo modo di dire ha seguito il percorso opposto rispetto agli altri: dall’inglese out now all’italiano fuori (ovunque).

Millennial

Coloro che hanno compiuto il loro primo e ultimo anno da teenager (in inglese, da thirteen a nineteen, cioè da 13 a 19) nel corso degli anni Duemila.

Sono le persone nate tra il 1981 e il 1996, e quelle più a loro agio con il linguaggio di questo articolo.

Boomer

Coloro nati fra il 1946 e il 1964, il periodo del cosiddetto baby boom dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Da qui è nata l’espressione “ok, boomer”: un modo per dare ragione a queste persone nelle discussioni online e metterli a tacere, dicendo loro in maniera sarcastica che hanno capito anche se non è vero. I boomer sono quelli che con i nuovi termini fanno più fatica.

Fonte: www.lastampa.it – Emanuele Capone